Quando nacque Collisioni, circa quattro anni fa, avevamo un sogno. Non tanto di dar vita un festival ma di creare un luogo, preciso nella nostra testa, che fosse capace di accogliere la conferenza di uno scrittore famoso come il concerto di un artista hip-hop di 19 anni. Non sapevamo ancora precisamente dove fosse quel luogo, ma avevamo un idea precisa di come doveva essere.

Era un luogo innanzitutto dove la letteratura, la musica, l’arte non assomigliavano ai prodotti di un supermercato e gli spettatori non erano dei semplici consumatori. Anzi, gli spettatori non esistevano. Esisteva una comunità che sceglieva di condividere tre giorni in collina, senza distinzioni tra artisti e pubblico, senza biglietti per entrare: un paese aperto e globale, che ognuno aveva il diritto di considerare suo a prescindere dalle proprie idee o dalla provenienza.

Così è nato Collisioni: da una serie di persone, famose o sconosciute, scrittori, intellettuali, studenti e lavoratori che hanno condiviso un sogno e hanno messo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità perché sentivano il bisogno di creare una cosa che prima non c’era.

Dalle centinaia di volontari che telefonavano a proprie spese agli autori e li portavano in macchina senza rimborso benzina. Dagli scrittori e musicisti che si pagavano l’aereo per intervenire al festival. Ancora oggi se Collisioni continua ad esistere lo deve alle tante persone che con il cuore continuano a spendersi perché questa cosa accada.

Chiunque può dare il proprio contributo al progetto, prendere parte alle iniziative, proporre incontri, serate di Collisioni e usarne il marchio liberamente dopo aver concordato con lo staff la natura non commerciale dei propri eventi.